Fibromialgia
L’importanza dell’attività fisica e ginnastica posturale adattata per ridurre il dolore
Negli ultimi anni si è sentito sempre più parlare di fibromialgia, malattia cronica caratterizzata da una percezione di dolore diffuso in diverse regioni del corpo dette tender points, debolezza associata a fatica, alterata qualità del sonno, rigidità al mattino e stress psicologico. Non è ancora chiara la causa scatenante, motivo per il quale si riconosce una genesi multifattoriale.
I soggetti affetti da fibromialgia non mostrano segni d’infiammazione acuta. Molte sono invece le patologie associate riscontrate precedentemente o in concomitanza con la patologia. Tra queste vi sono sindrome del colon irritabile, sindrome della fatica cronica, mononucleosi infettiva, sindrome di Lyme. Diversi studi presumono una predisposizione sulla quale agisce un fattore scatenante (traumi di vario genere e grado, infezioni e non si escludono alcuni farmaci) .Anche un alterazione del sonno in fase non-Rem è inserita tra le probabili cause scatenanti.
Il decorso della malattia varia da mesi e settimane in cui si alterneranno periodi di remissione (parziale o totale) ad altri di ricomparsa ed intensificazioni dei sintomi riferiti. Si riscontra un’intensificazione maggiore nei periodi invernali.
La diagnosi, ad oggi, è prettamente clinica in cui si vanno a valutare la tensione muscolare eccessiva e la presenza dei tender points (punti di dolorabilità alla digitopressione). Altre scale di valutazione sono la WPI (Wispread Pin Index, indice di dolore diffuso) e la SS (Severiy Score, scala sulla gravità dei sintomi).
La condizione di riferire continuamente dolore diffuso, cronico, è associata ad una manifestazione nevrotica depressivo – traumatica, una paura del dolore e con essa una paura del movimento, quest’ultima dovuta all’errata credenza “se mi muovo sento più dolore” da cui ne conseguirà un’esacerbazione dei sintomi; si sviluppa così uno stato di kinesiofobia e sedentarietà. Diversi studi condotti hanno infatti riscontrato che pazienti con FMS sono fisicamente meno attivi rispetto agli individui sani. Lo stato di kinesiofobia limita di molto le capacità motorie funzionali del soggetto. Da ciò deriveranno progressive riduzioni della capacità aerobica e della funzionalità muscolare che indurranno ad uno stile di vita sempre più sedentario e decondizionato facendo entrare il malato fibromialgico in un vortice da cui sarà sempre più difficile uscire e che altererà il suo stato emotivo.
Tutto ciò avrà chiaramente delle conseguenze sul controllo tonico posturale, si tenderà ad assumere una cosiddetta postura in chiusura, come a protezione. Controllo posturale che verrà esacerbato dall’alterazione delle stimolazioni sensitive.
Difatti si riconosce una probabile correlazione tra fibromialgia e alterata percezione degli input vestibolari (responsabili dell’equilibrio posturale) prodotti da una degenerazione neuronale del tronco encefalico. Questi deficit sensoriali da un lato peggiorano il controllo posturale e d’altro lato contribuiscono a deteriorare la funzionalità dell’apparato muscolare facilitando l’insorgenza di fibromialgia.
I deficit dell’equilibrio sono tra i sintomi più frequenti nei pazienti fibromialgici, con una prevalenza tra il 45% e il 68%. Studi hanno mostrato una correlazione tra deficit dell’equilibrio e un aumentato rischio di cadute con un’incidenza di 1,75 cadute a persona ogni sei mesi. Tutto ciò influirà ulteriormente in modo negativo sulla sfera psico-emotiva già compromessa dallo stato di kinesiofobia e paura del dolore.
D’altra parte l’assunzione e il mantenimento di posture errate, provocherà inevitabilmente una scorretta funzionalità dei muscoli che si andranno a contrarre in maniera non consona e alterata causando stadi di ipertonia cronica nonostante la muscolatura appaia debole.
Nei confronti di tutto ciò la terapia fisica e la ginnastica posturale assumono un ruolo fondamentale nel miglioramento qualitativo dei sintomi della Fibromialgia.
Diversi studi condotti hanno dimostrato come l’esercizio fisico vada a migliorare le funzionalità motorie e cardiorespiratorie, riduzione del dolore e maggior tolleranza ad esso. Si riconosce l’utilità di un programma completo basato su esercizi di rieducazione posturale globale e di stretching muscolare segmentale, attività aerobica a medio/bassa intensità ed allenamenti contro-resistenza. Sono diversi gli effetti positivi tra cui quelli a carico del sistema monoaminergico-serotoninergico e sull’attività del sistema nervoso autonomo che produrranno meccanismi inibitori sul dolore grazie alla produzione e rilascio delle endorfine che, inoltre, influiranno positivamente anche sul tono dell’umore.
Altra importantissima associazione tra esercizio fisico e riduzione del dolore è dimostrata dalla produzione delle miochine, proteine prodotte e secrete dal muscolo scheletrico durante l’attività fisica. Le miochine svolgono un ruolo significativo nella modulazione del dolore attraverso le loro proprietà antinfiammatorie e neuro protettive.
Le miochine che eseguono un ruolo antinfiammatorio come la IL6( interleuchina 6) vanno per l’appunto a contrastare citochine pro-infiammatorie ( es.TNF-α) .Altre miochine, come Irisina e BDNF (neurotrofica) , favoriscono la plasticità neuronale partecipando così alla riduzione dell’ipersensibilità centrale associata alle condizioni dolorose.
Tale concetto è da espandersi per qualunque tipo di patologia neuromuscolare o muscolo-scheletrica che vada a scatenare dolore.
Diverse linee guida, a seguito degli studi effettuati raccomandano un frequenza di:
- 1-2 sessioni settimanali di attività aerobica ad intensità medio/leggera. Utili sono i programmi di MIIT (MODERATE INTENSITY INTERVAL TRAINING) da 15-45min.
- 2 sessioni di allenamento contro resistenza con una distanza di 48h tra una seduta e l’altra. Utilizzo di sovraccarichi tra il 40-80% 1RM; 2-3 serie da 8-12 ripetizioni per la forza e 15-25 ripetizioni per l’endurance.
- 2 sessioni di Ginnastica posturale, flessibilità e mobilità articolare. Importanti sono gli esercizi di presa di coscienza corporea per il miglioramento dell’equilibrio. Utilizzo di tecniche di respirazione diaframmatica per aiutare a ridurre lo stato mio-tensivo e rigidità cercando di raggiungere uno stato di quiete. Eseguire stiramenti per tutti i gruppi muscolari fino al ROM in cui non si avverte dolore. Inizialmente mantenere le posizioni dai 10-30” fino ad un aumento di 60”.
E possibile inserire tutte le tipologie di allenamento all’interno di una singola sessione con 2/3 esercizi per modalità da ripetere possibilmente per 3-4 volte a settimana. E’ importante prescrivere l’esercizio fisico ad un livello d’impegno tale da permettere all’individuo di svolgerlo senza dolore , per poi avere come obiettivo una progressione lenta ma graduale in modo tale da favorire gli adattamenti fisiologici senza un aumento dei sintomi.
Valutare sempre le manifestazioni individuali in modo da stilare un programma personalizzato completo. Ridurre l’intensità e/o la durata degli esercizi durante le fasi infiammatorie acute.
Dott. Alessandro Scibilia
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